Sebastiano Bagolino

 IMG_8929 4x4  Sebastiano Bagolino
 Alcamo 1562-1604

Treccani – Dizionario Biografico degli Italiani – Volume 5 (1963)

Nacque il 25 marzo 1562 ad Alcamo da Giovan Leonardo, pittore, e da Caterina Tabone. Il padre, la cui famiglia era probabilmente originaria di Verona, si era stabilito ad Alcamo nel 1557 e vi morì nel 1585. Dipinse soprattutto affreschi per varie chiese alcamensi, ma le opere sono andate tutte distrutte nel corso di numerosi rifacimenti e restauri …

Ebbe come maestro di musica Innocenzo Blanchines e per insegnante di retorica un personaggio poco più celebre: Marco Gentiluccio da Spoleto, giureconsulto d’una certa ambizione. …Abile compositore di versi latini; imitatore versatile per quel che un’esausta lezione di temi e di stile lascia sempre sussistere ai margini di una esperienza provinciale, meritò ancora giovanissimo di essere ammesso nel numero dei letterati che in Palermo accoglieva la casa di Francesco Moncada, principe di Paternò.

…  nel 1581 decide di trasferirsi a Napoli dove sente Bernardo Colnago, lettore di teologia, riceve consensi dallo storico Fabio Giordano e da Giovan Battista Della Porta …. (ritornato) a Palermo, (è) di nuovo sotto la protezione del principe di Paternò. … nel 1591 il Moncada muore e il Bagolino ormai del tutto isolato nell’ambiente di corte, incapace di adattarsi alla nuova situazione e di far fronte alle ostilità e alle invidie che ora gli procura il suo passato prestigio presso il principe, decide di ritornare ad Alcamo.…

Leggendo le poesie latine – specie quelle ove l’adozione di un particolare modello letterario non impedisce la rapida parvenza di un’esile nota autobiografica o di un sottile motivo riflessivo – appare evidente la consapevolezza di una fedeltà ormai quasi esclusivamente personale a un mondo di miti e di splendide forme, forse proprio per questo ancor più gelosamente custoditi e vagheggiati, la coscienza della dissociazione di un’antica “sodalitas” che i poeti umanisti riuscirono a riproporre sulla base di un dialogo nutrito di interessi concreti.

E non è un caso che l’espressione più congeniale all’arte del Bagolino – a parte le suggestioni obbligate derivanti dagli esempi dei classici – sia proprio quella satirica, laddove la brevità concettosa dell’epigramma lascia trapelare la prospettiva scorciata di un umore personale: motivi di risentimento, noie, acredini, rivalità che raggelano la superficie compatta d’un compassato e libresco manierismo.

Nel 1592 sposa Francesca Battiata, forse anch’essa scrittrice o più verisimilmente semplice ispiratrice … che dettò alcune rime in suo nome. … Contemporaneamente dipingeva, fregiava di eleganti disegni i manoscritti delle poesie e forse le ordinava pensando a una eventuale stampa da affidarsi a un editore palermitano, continuava – sembra con scarsi proventi – a impartire lezioni di pittura e di musica,  … (dopo una breve parentesi ad Agrigento ritorna)  … di nuovo ad Alcamo ove insegna questa volta presso il pubblico ginnasio.

… Sentendosi venir meno la vita produsse i più stanchi e attardati versi di pentimento. La morte lo sorprese il 26 luglio 1604 senza che lo scrittore avesse potuto veder ultimata la stampa di una scelta almeno delle sue poesie, alla quale attendeva forse già da qualche anno.